lunedì 16 luglio 2012

Lo scandalo di Palazzo Te


Caro direttore,

leggo della mostra "4 Ways" di recente apertura a Palazzo Te e desideravo sottoporLe alcune riflessioni. Premetto di aver sempre ritenuto le collaborazioni pubblico-privato una via felice nella promozione culturale e nella vivificazione/valorizzazione di spazi espositivi pubblici altrimenti inutilizzati, ancor più in un momento economicamente difficile come quello che stiamo vivendo. Ciò, però, dovrebbe avvenire almeno senza gravare di un centesimo sul bilancio dell'ente, soprattutto se economicamente dissestato come il Centro, e non, come nel caso di questa mostra, addirittura rappresentando un costo. La mia esperienza in merito m'insegna che qualunque realtà privata è interessata ad organizzare eventi pubblici anche solo in cambio della sola disponibilità degli spazi, soprattutto se prestigiosi come quelli in oggetto, accollandosi OGNI costo. Lo scorso anno, ad esempio immediato e ravvicinato, la grande mostra del pittore Massimo Giannoni presso il Palazzo della Ragione, in  occasione del Festival Letteratura, è stata organizzata e pagata interamente da una galleria privata di Roma, non gravando in alcun modo sul bilancio comunale. Quello che sta avvenendo a Palazzo Te, oltretutto in favore di una galleria privata (Italian Factory e la sua controllata First Gallery di Roma) con la quale il presidente ha intrattenuto ed evidentemente intrattiene rapporti di lavoro personali, delinea un inaccettabile e arrogante conflitto d'interessi che non può e non deve lasciare indifferenti. Lasciando un attimo in disparte i rapporti economici del presidente (che sarà stato ovviamente remunerato da suddetta galleria per le proprie passate prestazioni di "curatore"), come si può accettare che un ente pubblico, pagato con denari pubblici ed oltretutto gravato di un poco invidiabile passivo di bilancio, si accolli ulteriori spese "a fondo perduto" per la realizzazione di una mostra a beneficio suprattutto della galleria privata che gestisce il mercato degli artisti coinvolti? E guarda caso questa "beneficenza" è indirizzata proprio a favore dell'unica galleria privata italiana che ha permesso in passato al presidente di fregiarsi di un improvviso quanto improvvisato titolo di "curatore": il sospetto di un do ut des, come vede, appare tutt'altro che infondato. Io credo che sarebbe stato meglio e decisamente più consono utilizzare i propri eventuali contatti e le proprie conoscenze per convogliare su Palazzo Te realtà private in grado di fornire progetti realmente a costo zero, se non portatori di fondi per il Centro, ad esempio affittando gli spazi a prezzi competitivi, così come avviene altrove. Continuo a non vedere nel comportamento e nelle scelte del presidente Crespi alcuna azione atta al bene ed agli interessi del Centro Internazionale di Palazzo Te. Viceversa continuo ad osservare azioni in continuità con un ben noto e triste passato, vedasi l'esempio del MaGa di Gallarate, lasciato da Crespi con una voragine di disavanzo dopo poco più di due anni di "gestione", caratterizzato da scelte arbitrarie ed arroganti sempre in odore di personalismi oggi fuori tempo massimo.
Il presidente, poi e manifestando una coda di paglia difficilmente eludibile, ha messo le mani avanti dichiarando che qualche "critico" avrebbe definito questa mostra una "marchetta": excusatio non petita, accusatio manifesta?


giovedì 7 giugno 2012

Aemilia | ARTquake. L'Arte della solidarietà




www.facebook.com/groups/lartedellasolidarieta/


Il terremoto è un evento che, prima ancora che la terra, fa tremare l'anima. Non occorre esserne vittime dirette, che ti crolli il mondo attorno e che ti ritrovi, in pochi secondi, a ricominciare da zero. E' un evento che genera panico, quello silenzioso e profondo che ti si radica dentro, minando alla base il castello di sabbia di certezze acquisite e fino ad allora indiscusse. E poi l'impotenza, l'impossibilità di fare qualcosa contro l'ineluttabile. Terrore panico che non ti lascia tregua. E pena, quella nobile, verso tante persone che in una frazione di vita, dopo tanto lavoro e tante speranze, si trovano senza più nulla. E' un dovere etico, prima ancora che un obbligo frutto della necessità, operarsi per aiutare chi in questo momento vive la drammaticità degli eventi e l'angoscia per un futuro incerto. In questa ottica credo sia doveroso anche da parte di chi vive "la parte più bella del mondo", l'arte, adoperarsi per aiutare chi ha bisogno ora più che mai. L'idea è quella, supportata primariamente dall'Accademia di Belle Arti di Bologna e dal Comune di Reggio Emilia (e di tutti quelli che vorranno aiuarci in futuro) di organizzare una raccolta di opere d'arte la cui vendita sia finalizzata alla precisa ricostruzione di un'edificio di pubblico utilizzo nelle zone terremotate. Nei prossimi giorni cercheremo di individuare un obiettivo preciso, senza percorrere le insidiose e generiche vie di una solidarietà qualunque. A questo progetto, che non ha altro protagonista se non l'aiuto alle popolazioni colpite, sono chiamati a partecipare artisti d'ogni parte d'Italia, curatori, critici e galleristi dalle formazioni più disparate, semplici cittadini. Ad ognuno di loro verrà semplicemente chiesto di donare un'opera che successivamente, sotto l'egida ed il severo controllo di un ente onlus (che stiamo cercando di individuare), entrerà a far parte di una mostra pubblica a Reggio Emilia prima di essere posta all'asta per devolverne il ricavato a favore delle popolazioni colpite. L'idea, maturata nelle ultime ore, è, come vedete, ancora in fase di definizione, ma pare urgente iniziare sin da subito nel diffondere l'iniziativa e raccogliere ideali adesioni. Maggiori ragguagli saranno forniti nei prossimi giorni mano a mano che il progetto prenderà forma e contenuti. Abbiamo già raccolto l'adesione del Comune di Reggio Emilia e dei suoi Civici Musei e nelle prossime ore si avvieranno i primi incontri per iniziare a concretizzare quella che ora è solo una semplice idea.

Chi intende partecipare può inviare la propria adesione a: lartedellasolidarieta@gmail.com

giovedì 17 novembre 2011

La Natura Rediviva. Del somaro.



Nature Redivive rappresenta la più rilevante esposizione pittorica di Natura Morta contemporanea mai realizzata in Italia, per numero e qualità degli artisti partecipanti e assume un rilievo internazionale grazie alla partecipazione di prestigiosi artisti esteri, fra cui il francese Philippe Garel e la spagnola Isabella Molard”.

Già solo questo basta a far scompisciare dalle risate. Non tanto o solo per la grossolanità dell'affermazione (“il sonno della ragione genera mostre” verrebbe da dire osservando il desolante panorama espositivo italiano, pieno solo di nomi ma senza idee né contenuti al loro interno), ma per i contenuti, frutto di scelte non solo parziali ma troppo limitate per poter sostenere un'affermazione del genere.

Prima di tutto si tratta di una mostra quasi completamente plagiata da precedenti esposizioni ideate e curate dal sottoscritto. Anche e non solo perché in essa sono contenuti una quantità di artisti notoriamente scoperti e sostenuti lungamente dallo scrivente, ma complessivamente per le scelte, che in larga parte, troppa, ricalcano quelle contenute nella mia mostra “Nature in posa” del 2004 e “Contemplazioni” del 2009, penalizzate da omissioni gravissime, specie dopo un'enunciazione come quella affermata e, soprattutto, per essere una mostra apparentemente pubblica, quindi con finalità meramente culturali.

Come si fa, infatti, ad affermare che si tratta della “più rilevante esposizione pittorica di Natura Morta contemporanea mai realizzata in Italia quando dalla stessa mancano i più grandi protagonisti (viventi) del genere stesso, da Piero Guccione, forse il pittore italiano iconico più celebrato, a Carlo Guarienti fino a Giancarlo Vitali, Dino Boschi, Michele Taricco (il primo pittore “iperrealista” italiano), Alberto Sughi, Carlo Maria Mariani, Alberto Abate, Ubaldo Bartolini, Omar Galliani, Luca Vernizzi, Franco Sarnari, Aurelio Bulzatti, Paolo Vallorz, Claudio Bonichi, Mario fallani, Gianni Cacciarini, Giorgio Tonelli, Piero Vignozzi, Lino Frongia, Silvano Gilardi, Fabio Aguzzi, Giuseppe Carta, Luigi Benedicenti, Massimo Giannoni... Per dirne solo alcuni, i primi che mi sovvengono, tra quelli più oggettivamente storicizzati. E senza aggiungere molti tra i più o meno “emergenti” che hanno dimostrato maggiore originalità e libera forza espressiva, da David De Biasio ad Enrico Robusti, da Marica Fasoli, Francesca Tulli, Roberta Crocioni (vedova del compianto, grande Leonardo Cremonini), Raffaele Minotto, Massimiliano Zaffino, Giuseppe Guindani, Nicola Samorì, Roberto Ferri, Alfio Giurato, Ettore Frani, Matteo Bergamasco, Gonzalo Orquin, Giuseppe Bombaci, Giovanni Gasparro, Verdiana Patacchini fino, in ordine sparso, a Ilaria Morganti, Davide Puma, Carlo Ferrari, Giulio Durini di Monza, Marco Martelli, Andrés David Carrara o Nicola Nannini. E l'elenco sarebbe altrimenti più fornito, anche solo restando nel novero di pittori che al tema della Natura Morta hanno dedicato non un'occasionale (e sospetta) digressione espressiva, ma autentici capitoli della propria opera.

E' vero: ogni qualvolta un curatore si trova a dover creare un evento espositivo incentrato su un genere o un tema, come appunto quello della Natura Morta, è inevitabile compiere delle scelte; scelte dalle quali scaturisce l'ideologia del curatore stesso. Ammesso che ve ne sia una.
Ma come si fa, soprattutto, e lo ripeto, in una mostra pubblica e dai fini altamente culturali a dimenticarsi anche solo alcuni fra i capisaldi della pittura iconica italiana e, nella fattispecie, della Natura Morta italiana d'oggi. Posso capire che capiti, com'è capitato, in uno spazio privato o galleria, dove i condizionamenti del mercato limitano molto la libertà d'azione del curatore.
Difficile è, come nel caso di Tortona, credere che la scelta di escludere pittori del calibro di Guccione o Vitali (due nomi a caso) sia nata da una precisa volontà. In questo caso l'aggettivo “stupido” è il più consono per definire tale decisione. Come troppo facile è pensare che si tratti di ignoranza pura e semplice. Forse si tratta più prosaicamente di (ben motivate) defezioni o di oggettiva difficoltà nel reperire le opere. In ogni caso risulta una mostra anche solo sulla carta estremamente parziale e lacunosa, ben lontana, e l'ho dimostrato, dall'essere la “la più rilevante esposizione pittorica di Natura Morta contemporanea mai realizzata in Italia, per numero e qualità degli artisti partecipanti”.
Semplicemente ridicolo.

Non intendo infierire sull'aspetto “internazionale”, evocato in virtù di due presenza sostanzialmente marginali e più legate all'abbondanza (anche e non solo commerciale) dell'offerta, aspetto inquietante, che non a scelte veramente di respiro continentale. Qui l'elenco sarebbe sterminato, ovviamente.

Ci sono due modi per mettere a tavola degli ospiti: il primo è nel servire loro quello che già c'è in casa o che si compra già fatto nella rosticceria all'angolo; il secondo passa attraverso scelte e lavoro, un menù, vini, portate decise e cucinate ad hoc ed in precedenza. In questo caso il pasto servito pare più di avanzi e cibi precotti che non un banchetto degno di definirsi tale.

Nel merito del plagio l'evidenza è sin troppo acclarata. Al di là del goffo assemblaggio di nomi, è nell'improvvisazione dei curatori che si evidenzia il dolo. Sarebbe come se qualcuno cercasse di spacciare un ponte a vele bianche come sua opera originale dopo Calatrava o una struttura in titanio dopo Frank O. Gehry. O la declamazione stentorea in teatro dopo Ronconi, il Don Giovanni dopo Mozart e così via.

Non me ne vogliano i volonterosi quanto goffi ed improvvisati curatori, ma il percorso creativo e scientifico di uno che vuole definirsi tale si basa soprattutto sul frutto delle loro scoperte e ricerche, sui risultati del loro lavoro, non su un'insieme poco originale e smaccatamente riciclato di “copia e incolla” dal lavoro altrui. Come nei casi citati in precedenza si corre il rischio di passare per ridicoli, se non per ladri.
O somari: “ve lo ricordate – scrive il mio amico Bruno Schiavoni da Bologna - da ragazzini il somaro della classe che sbirciava il vostro compito e copiava. Magari eravate voi il somaro, ma comunque, chiunque fosse, il somaro sfruttava la fatica altrui per scampare alla dannazione del compito e del voto. Oggi in nome della conoscenza quell'attività un po' fraudolenta è divenuta l'ideologia di troppi adulti. Si chiama copia, incolla e non citare. La questione forse è più complessa e proprio per questo spero che prima o poi se ne discuta seriamente”.
E noi siamo qui a discuterne.
Una volta per tutte quelle passate. Di certo non l'ultima per quelle a venire.

E' bello pensare di essere “curatori”. Difficile è l'esserlo.
Il resto appartiene al novero delle furbizie umane.
O delle “somarate” che dir si voglia.

mercoledì 24 agosto 2011

"Il Somaro" di Bruno Schiavoni


Ve lo ricordate da ragazzini il somaro della classe che sbirciava il vostro compito e copiava. Magari eravate voi il somaro, ma comunque, chiunque fosse, il somaro sfruttava la fatica altrui per scampare alla dannazione del compito e del voto. Oggi in nome della conoscenza quell'attività un po' fraudolenta è divenuta l'ideologia di troppi adulti. Si chiama copia, incolla e non citare. La questione forse è più complessa e proprio per questo spero che prima o poi se ne discuta seriamente.

Conversazione fra un Porco ed un Somaro su facebook


Si parla della mostra "Nature redivive", in programma in autunno 2011 a Tortona (AL).

Giorgio Lodetti è un giovane libraio, improvvisatosi curatore e mercante.

La conversazione, ovviamente, è stata cancellata dalla pagina che la ospitava: quando non hanno più argomenti questi sedicenti "intellettuali", e somari certificati, censurano...

Alberto Agazzani Sembra una versione "fornizzata" della mia "Nature in posa" del 2005... Un po' di coraggio e di novità ragazzi! Sù! Sù!
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti Ciao Albertone che piacere, siamo in fase di elaborazione!!! Bisogna attendere fino a fine settembre per la rosa finale degli Autori e poi queste non sono le opere in esposizione. Ci terrò molto al tuo giudizio una volta terminata l'operazione a presto Gio
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Alberto Agazzani Grazie Giorgio ma preferisco gli originali alle brutte copie e per quello che avete assemblato finora mi pare una mostra già vista ed inutile. Curare non significa assemblare, ma studiare, girare, scoprire e inventare nuovi modi per raccontare la contemporaneità. Non è scopiazzando a destra e a manca che si fa un buon servizio all'arte. Ma forse non è quello che vi interessa.
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti Nessun problema! Ci vedremo in giro ciao!
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Alberto Agazzani Ahahahah! Colpito e affondato?!
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti Ognuno è libero di vedere quel che gli interessa!!!
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti Avremo modo di valutare dai cataloghi, al massimo sarà un po' di pubblicità in più al tuo evento del 2005! Speriamo!!!
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Alberto Agazzani Soprattutto nei cataloghi delle mostre altrui! Vatti a vedere "Nature in Posa" del 2005, "Contemplazioni" del 2009, ecc ecc... Giorgio: il silenzio è d'oro!
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Alberto Agazzani Ahahahahah!
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti Non bisogna mai soffermarsi ad una lettura superficiale delle cose sempre al nocciolo della questione bisogna almeno far finta di essere interessati...Comunque attendiamo il risultato finale e discutiamone..nessun problema...
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Alberto Agazzani Si si bravo bravo! Scopiazza pure...
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti Ma lo sai benissimo come lavoro... Quindi tieni pure da parte i cataloghi di cui parli li vedremo insieme quando sarà pronto questo. Sarà l'occasione per una buona mangiata dalle tue parti!!!
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti Non ho nessun problema a collaborare con Paola, fino a prova contraria è la Galleria di riferimento a livello nazionale. Tutto il resto sono solo chiacchere...
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Alberto Agazzani Chi si somiglia si piglia!
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Alberto Agazzani E chi si accontenta gode! :-P
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti Con molta simpatia aggiungerei....
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti anche per gli altri direi...
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Alberto Agazzani sarebbe meglio che Paola Forni pagasse gli artisti! Chiedilo a quello scultore di Pietrasanta che non vede un centesimo da due anni... E che quando lo vede... scappa! Come a Rimini un mese fa... Un caso per tutti... Capisco fare di necessità virtù, Giorgio, ma questa è necrofilia! Forni era Tiziano. Ora un sepolcro imbiancato!
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Libreria Bocca Giorgio Lodetti ............non è mia abitudine parlare di cose che non conosco
58 minuti fa · Mi piace

Alberto Agazzani Chiedi in giro... Il numero di quello scultore o dei molti che hai inserito nella "tua" mostra lo hai... Non temo smentite. Svegliati!!!
54 minuti fa · Mi piace

Alberto Agazzani Dì a Paola che mi chiami così le ricordo qualche vergognoso sospeso che ha... Mentre va a fare la gran dama tra Venezia e Modica. Sulla pelle dei poveri artisti! Suo padre non solo li pagava regolarmente, pagava cataloghi e curatori coi fiocchi, ma ospitava loro e tutti nei migliori ristoranti possibili! Ma tu Tiziano manco sai chi era...
47 minuti fa · Mi piace

Libreria Bocca Giorgio Lodetti Visto che la conosci così bene chiamala...
34 minuti fa · Mi piace

Alberto Agazzani Non vale nemmeno lo scatto alla risposta!
33 minuti fa · Mi piace

Alberto Agazzani Il mio primo catalogo con la Galleria Forni, quella di Tiziano, è, se non ricordo male, del 1994, Mario Madiai... Quindi la conosco bene e da tempo. Guarda un po' da chi sono stati scoperti tutti i suoi "nuovi" talenti... Arrivabene, Quaresima, Colombo, Ferrari, Nannini, ecc ecc ecc. Ci sono i cataloghi. Molti di mostre fatte con TUO padre oltre 10 anni fa... Questi sono FATTI (per giunta scritti), non vane parole d'arrampicatore...
30 minuti fa · Mi piace

Alberto Agazzani Lo stesso Scazzosi fu segnalato a Tiziano dal sottoscritto... Ed anche Aron Demetz. Gli segnalai anche Samorì (che teneva una mostriciattola di cavalli in Romagna ed era un perfetto sconosciuto) ma per fortuna (di Samorì) non se ne fece nulla (di lì a poco Tiziano si sarebbe ritirato). Chiedi ad Arrivabene ed agli altri chi ha pagato i cataloghi ed i curatori... E tu fai il lacché di una galleria simile? Complimenti! Soprattutto per il tempismo!
26 minuti fa · Mi piace

Libreria Bocca Giorgio Lodetti ...dai Albertone non devi dimostrare nulla, ti aprrezzo e stimo da anni non scivolare in queste frivolezze da rotocalchi. So che sei un attento e sagace personaggio di questo tormentato mondo della pittura, sii contento di essere il Vate senza doverlo tutte le volte rimarcarlo...
25 minuti fa · Mi piace

Alberto Agazzani Tutte balle caro Giorgio! Con me i complimenti servono a poco. Per me parlano, anzi urlano, 20 anni di lavoro, nel bene e nel male. Il resto son balle. "Frivolezze da rotocalchi"??? Non pagare gli artisti e rubare le idee di mostre per te sono "frivolezze da rotocalchi"? Ma che senso etico hai? Ma non ti vergogni? Gli artisti ti servono solo per pavoneggiarti e darti arie da curatore? Della loro condizione non t'importa nulla? Anzi, fai da servo a chi li affama! Bell'esempio per i tuoi figli! E bella soddisfazione per Giacomo e Donatella, due persone che più perbene di così non si può. Ma non ti vergogni a spacciare per tuo il lavoro di vent'anni altrui? Mi sono proprio seccato di vedere il mio lavoro RUBATO da parassiti senza dignità né etica. E lascia stare il Vate: non attacca! Non ho più bisogno di dimostrare nulla a nessuno, credimi. Tu piuttosto dimostra di saper fare altro dal copiare e rubare le idee e gli artisti scoperti da altri. Datti da fare, scovali tu: se ci riesco io ci può riuscire chiunque, anche tu! Si chiama lavorare. Ma forse è un concetto che ti sfugge: meglio comprare, anzi rubare tutto preconfezionato!
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Libreria Bocca Giorgio si lbero di vederla come ti pare!
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Alberto Agazzani Ripeto: colpito ed affondato. Lasciamo giudicare a chi leggerà questo scambio... Ti saluto.
7 minuti fa · Mi piace

Libreria Bocca Giorgio Nessun problema... ciao!
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